Soldi alle scuole libere – la vera spendig review

Al solito, quando si parla di soldi alle scuole private, la disinformazione statalista e qualunquista tira fuori l’artiglieria pesante.
E ha gioco facile chi, nel clima di terrore da spendig review, urla alla scandalo per il finanziamento di 200 milioni di euro per le paritarie quando, nello stesso tempo e per lo stesso importo, si tagliano i trasferimenti alle università.
La disinformazione sistemica alimenta l’equazione secondo la quale più soldi alle paritarie significhi meno soldi alle statali.
E’ tempo di ribadire invece che le cose non stanno affatto così.
In primo luogo perché, come spiega bene il dott. Gontero di Agesc in questa intervista rilasciata al settimanale “Tempi”, del decreto del governo non si conoscono ancora i dettagli e le cifre vere. Questi duecento milioni potrebbero in realtà essere l’ammontare complessivo girato alle paritarie.
Se così fosse, considerando che il fondo cubava circa 500 milioni, ciò si tradurrebbe in un taglio pesantissimo di circa 300 milioni ai danni delle paritarie.
Giova ricordare che la legge Berliguer ha sancito che il sistema pubblico statale è formato dalle scuole di stato e dalle scuole paritarie. Da cui deriva quindi il finanziamento in quanto si riconosce alle scuole libere il ruolo di servizio pubblico che svolgono con efficacia sul piano della formazione (sfido chiunque a dire il contrario; andatevi a leggere i risultati delle prove INVALSI…) e sul piano dell’efficienza.
Ma quand’anche fosse dimostrato che i 200 milioni del governo sono aggiuntivi rispetto alla spesa storica, questo sarebbe solo il primo esempio vero di spendig review.
Revisione della spesa infatti significa non solo spendere meno ma anche ( e sorattutto) spendere meglio. Finanziare le scuole libere significa poter ridurre i costi che i genitori sono costretti a sopportare con la retta – che come sappiamo, significa pagare la scuola due volte – potenzialmente aumentando la platea di studenti che, potendo scegliere liberi dal condizionamento economico, sceglierebbero una scuola di qualità.
A questo punto proviamo a ribaltare il ragionamento: se la scuola pubblica è un diritto che la costituzione riconosce a tutti i cittadini (articolo 34), significa che tutti gli studenti che oggi frequentano le private, domani potrebbero far valere questo diritto inscrivendosi alle scuole statali.
Questo comporterebbe un aggravio per casse dello Stato di almeno 6 miliardi di euro (solo per il 2013 i tagli previsti dal governo Monti valgono 4,5 miliardi)!
E’ del tutto evidente alle menti non offuscate dal demone idolatra dello statalismo che la scuola libera fa bene all’insegnamento e anche al portafoglio.