Fermare il Declino va bene, però…

Giannino
Indubbiamente le proposte programmatiche contenute nel manifesto “Fermare il declino” targate Oscar Giannino costituiscono la novità politica più interessante di questo scorcio d’estate 2012.

Lungi dall’essere “turbo – liberiste” (purtroppo, aggiungo io), sono anzi fin troppo intuitivamente condivisibili, proprio perché sono soluzioni di buon senso, ispirate ai principi di libertà e responsabilità individuali.

Chi si riconosce nel pensiero moderato e conservatore, ma anche l’uomo della strada pragmatico e realista, troverà senz’altro motivi adeguati per sottoscriverle (qui le dieci proposte), come dal resto ho fatto anche io.

D’altra parte la ricetta sintetizzabile in “più libertà e meno stato”, pur se disattesa e contraddetta dai suoi stessi paladini, è stata la proposta culturale e politica del centrodestra negli ultimi diciotto anni.

Tuttavia ci sono due aspetti che credo vadano approfonditi e valutati per cercare di capire in quale direzione si orienterà l’eventuale proposta politica di Giannino & Soci:

  • Affermare che la classe dirigente del paese ha fallito è difficilmente confutabile; ciò però non può significare che chi in qualche modo ha avuto a che fare con la politica a vari livelli negli anni trascorsi è automaticamente un “colluso” col sistema. Chi più chi meno, siamo tutti degli “ex qualche cosa”, anche semplicemente degli ex elettori oggi in cerca di alternative credibili. Anche se scrivo da ex amministratore del centrodestra, sempre un po’ ai margini, spesso in minoranza e talvolta ipercritico verso la mia parte, non mi sento certo responsabile per le derive socialdemocratiche dei vari ministri all’economia che si sono succeduti. D’altra parte lo stesso Giannino, del quale ammiro chiarezza di analisi e coerenza di pensiero, ha a lungo più o meno direttamente sostenuto il centrodestra. Se Fermare il Declino alimenterà liste di proscrizione – idea che pare da più parti pare stia facendosi largo – temo non andrà lontano.

  • Le dieci proposte come si è detto sono condivisibili ma vanno assolutamente approfondite perché la loro declinazione pratica potrebbe mutare radicalmente il giudizio sulla bontà complessiva dell’operazioe. Cito a titolo di esempio il punto 9 ” Ridare alla scuola e all’università il ruolo, perso da tempo, di volani dell’emancipazione socio-economica delle nuove generazioni. Non si tratta di spendere di meno, occorre anzi trovare le risorse per spendere di più in educazione e ricerca. Però, prima di aggiungere benzina nel motore di una macchina che non funziona, occorre farla funzionare bene. Questo significa spendere meglio e più efficacemente le risorse già disponibili. Vanno pertanto introdotti cambiamenti sistemici: la concorrenza fra istituzioni scolastiche e la selezione meritocratica di docenti e studenti devono trasformarsi nelle linee guida di un rinnovato sistema educativo.Va abolito il valore legale del titolo di studio.” Da una formulazione del genere non appare chiaro se i proponenti vogliano aprire alla parità scolastica tra  scuole paritarie e statali o se il periodo sia da intendersi come un auspicio alla semplice concorrenza virtuosa – auspicabile in ogni caso ma assolutamente parziale – tra istituti pubblici.

I proponenti hanno dichiarato che a breve partiranno dei focus group di approfondimento sulle singole iniziative che dovrebbero meglio puntualizzare le proposte del manifesto.

Considerata la caratura culturale, umana e scientifica dei componenti il comitato promotore, sono decisamente propenso a dar loro un’ampia (ma non incondizionata) apertura di credito.