
Lo hanno già scritto in molti ma forse non tutti lo hanno colto nella sua reale portata: non sono i singoli partiti che compongono la (sempre più piccola) galassia del Centrodestra italiano ad avere perso in varia misura le elezioni.
È il centrodestra come offerta politica nel suo insieme e più in generale il bipolarismo che pare avere imboccato il viale del tramonto.
Non si può e non si deve dare la colpa all’eccessivo frazionamento partitico. Solo pochi anni fa lo schieramento moderato contava almeno tre partiti neo DC, uno di destra sociale e una di destra liberale più tutte le liste satellite di Forza Italia e la Lega Nord eppure riusciva ad essere sintesi del blocco moderato che in esso trovava piena rappresentanza.
Oggi si è rotto il giocattolo. Bisogna avere il coraggio di prenderne atto.
Con un Partito Democratico – che molti stentano a definire ancora di sinistra – sopra il 40% che pare destinato a sostituire la peggiore Balena Bianca degli anni ‘80 come partito – stato, e dall’altra il M5S di Grillo a costituire di fatto il duopolio del mercato politico, che spazio rimane per un prodotto targato centrodestra?
Prima ancora occorre analizzare quale sia stata l’offerta che i partiti a vario titolo eredi del PDL e della Casa delle Libertà hanno proposto in queste elezioni. FI, privata del leader storico ha lanciato uno slogan francamente incomprensibile, ondeggiando tra euroscetticismo ed adesione al PPE dove milita anche la Merkel; la Lega – forse l’unica vincitrice – arroccata ferocemente su posizioni anti euro insieme a Fratelli d’Italia e Nuovo Centrodestra, unica forza europeista, che non ha saputo convincere gli elettori di poter rappresentare il motore del rinnovamento liberale dello schieramento, in questo pesando a mio giudizio in maniera decisiva il sostegno al Governo Renzi.
Per l’NCD in particolare il problema è ancora più evidente. Esiste una oggettiva impossibilità a riavvicinarsi a FI e Lega stanti le attuali posizioni e si sta condannando alla marginalità politica, continuando a sostenere il PD in un governo ben diverso da quello di emergenza nazionale presieduto da Letta per il quale l’NCD stesso aveva consumato la scissione.
Eppure io credo che pur essendo carente l’offerta, la domanda di centrodestra esista ancora. La rivoluzione liberale, la difesa della vita, della libera impresa, della scuola paritaria non hanno trovato casa presso il PD.
Ci sono però tre condizioni:
- Chiarezza ideale: non si può essere liberali e socialisti a giorni alterni. Facciamocene una ragione.
- Coerenza operativa: non si può cancellare l’ICI sulla prima casa e poi inventarsi l’IMU.
- Nuova leadership: c’è posto per tutti ma basta coi dinosauri.
Ne parleremo, alla prossima Assemblea Nazionale di NCD.