Cosa vogliamo dalla politica?

Ricevo questa lettera dal mio amico Andrea Rosestolato – imprenditore – che condivido totalmente:

“La realtà rimette continuamente in moto e provoca a prendere una posizione di fronte a ciò che accade. Ogni giorno quando mi sveglio e ricomincio a lottare in questo tragico periodo di crisi e mi chiedo chi me lo fa fare penso alla mia famiglia, ai miei genitori, ai miei figli, ai miei dipendenti e capisco che non bisogna mollare mai e che la scintilla che mi accende è il desiderio di conoscere, di costruire e di impegnarsi seriamente per il bene di tutti.
Ci sono persone e imprese che non si lasciano trascinare dal flusso delle cose, si mettono in azione veramente e per questo sono riconoscibili.
Perché allora non possiamo avere anche dei politici che pensano in questo modo, credibili e che soprattutto attuino una politica credibile?
Ecco cosa mi ha colpito del risultato delle ultime elezioni, la sfiducia e la mancanza di prospettive positive. I cittadini non chiedono la luna ma semplicemente un cambiamento capace di produrre un domani un po’ meglio dell’oggi, chiedono in una sola parola una speranza.
Per cambiare questo stato di cose non servono ricette magiche ma semplicemente entusiasmo, coraggio, sapienza e, un mio amico mi ha anche ricordato, fede, perché la fede è futuro.
Occorrono uomini politici che danno maggior peso alle idee piuttosto che all’apparire, essere coerenti ed umili. Occorrono uomini soprattutto credibili che svolgano con competenza e responsabilità il loro lavoro per il bene comune che conta più del bene del singolo.
Certamente tocca anche a noi cercare di creare una nuova etica pubblica perché il cambiamento non puo’ dipendere solo dall’azione del governo ma anche dal nostro comportamento quotidiano carico di onesta’, passione, fiducia e desiderio.
Un imprenditore che conosco e che dopo il terremoto dell’Emilia aveva perso tutto e sembrava senza speranze di lavoro è rinato quando gli ho consigliato di chiamare il suo principale cliente spiegando l’accaduto, e la risposta non si è fatta attendere: cerca un altro capannone che ti aiuteremo noi. Era rinato, il terremoto ha fatto capire anche a lui che la prima cosa da fare in questo periodo è di non rimanere soli di fronte al disastro.
Perché, mi chiedo, non possiamo trovare questi valori di lavoro, passione, unione e generosità anche nella politica?
Ecco allora che quando il cambiamento bussa alla porta, il passato, ti cerca per svelarti il futuro. Da questo passato emerge quindi la figura di Giuseppe Toniolo, eminente economista recentemente beatificato che nel 1905 riorganizzo’ il laicato cattolico.
Tempi ed esempi lontani qualcuno potrebbe pensare ma non in questo caso.
Fin da allora ribadiva che bisognava mettere l’uomo al centro della società e non la speculazione, la cupidigia e l’interesse particolare. La politica e l’economia non sono scissi da ogni legame ma al contrario determinate da regole di comportamento e da valori che tengono conto delle virtù sociali che le generano. È quando questi legami vengono meno che il disastro avviene e ‘l’homo homini lupus’ prende il sopravvento, come avvenuto in questi ultimi anni.
Mi rivolgo quindi a voi, cari politici, per ricordarvi che il vostro autentico scopo non deve essere crescere in dimensione e potere bensì che le vostre opere siano esempio di una diversità che la gente riconosce e da cui è colpita.
Questa è la risposta al degenerare continuo della cosa pubblica, questa è la moralità di cui il nostro paese ha bisogno per uscire dalla crisi e per servire il bene di tutti perché la vita vale se spesa per un ideale più grande.”

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