È indubbio che il testo in discussione alla commissione sanità del Senato sul testamento biologico sia un buon punto di partenza (qui il testo). Concordo quindi con le dichiarazioni dell’On.le Lupi.
Mi chiedo però cosa accadrebbe nel caso in cui un medico si rifiuti di “staccare la spina” al malato, non perchè abbia dubbi clinici sulla impossibilità di recupero psicofisico del paziente, ma perchè senta tale estremo atto come contrario alla propria deontologia professionale. In fin dei conti uccidere un persona non è cosa da poco. Auspico quindi che durante l’iter parlamentare venga inserito uno specifico articolo che normi l’istituto dell’obiezione di coscienza per quegli operatori sanitari che non se la sentano di arrogarsi il diritto di definire “non vita” lo stato clinico di una persona.