Non firmare il decreto urgente contro l’interruzione dell’alimentazione e idratazione di coloro che versano, come Eluana Englaro, in un grave stato neurovegetativo, è sicuramente una prerogativa che compete, sul piano istituzionale, al Presidente della Repubblica. D’altra parte, se non si può costringere un uomo a subire un trattamento medico tanto invasivo come la nutrizione, non si può nemmeno pretendere che la più alta carica dello Stato firmi un decreto che non condivide… Tuttavia mi permetto di fare notare che le motivazioni portate a sostegno della preventiva ed inusuale “non – firma” sono quantomeno discutibili. Come si può infatti sostenere che non sussistano motivi d’urgenza in un caso come questo? Qualcuno è persuaso veramente che il Parlamento sarebbe stato spogliato, in caso di approvazione del decreto, della sua potestà legislativa solo perché il processo di “disidratazione” della Englaro avrebbe subito un stop? E’ pensabile che il Parlamento riesca ad approvare una legge prima che il cuore di Eluana si fermi? La lunga e specchiata carriera di servitore delle istituzioni del Presidente Napolitano mi da la certezza che lo stesso abbia scelto nella piena consapevolezza della conseguenza che questa sua non-azione avrebbe portato: l’eliminazione di Eluana. Il Presidente comprende bene che qualsiasi legge sul testamento biologico non potrà mai consentire alla clinica “la Quiete” di portare a compimento la sentenza di morte, mancando totalmente l’espressione chiara, codificata ed univoca di Eluana. Scegliere di non controfirmare il decreto del Governo è equivalso, sul piano politico, ad avvalorare la prima condanna a morte dalla fondazione delle Repubblica.
APPELLO AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
PER SALVARE LA VITA DI ELUANA ENGLARO
www.appelloanapolitano.enter.it