Via libera all’aborto fai da te (forse)

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Occhi puntati sul consiglio di amministrazione di AIFA, l’agenzia del farmaco, che stasera potrebbe dare il definitivo via libera alla controversa pillola abortiva RU486.

Il condizionale è d’obbligo perchè  ci sono alcuni elementi che potrebbero consigliare al cda molta cautela.

In primo luogo è documentata la morte di almeno 29 donne per effetti collaterali. Si obietterà che anche la pratica chirurgica non è immune da simili possibilità infauste. Faccio notare però che emorragie e complicazioni nel caso di “aborto tradizionale” sono gestite  direttamente in ospedale e non, quando va bene, nel bagno della propria casa.

Questa considerazione mi da lo spunto per ricordare che la legge 194/78 sull’interruzione volontaria di gravidanza legittima l’aborto solo se praticato in strutture ospedaliere riconosciute. In questo senso l’uso della pillola viola la norma in quanto il momento “espulsivo” – l’aborto vero e proprio – avviene fuori dall’ospedale, senza alcuna assistenza sia clinica che psicologica.

Inoltre, riducendo l’aborto ad un “anticoncezionale per via orale”, lo Stato verrebbe meno alla prescrizione prevista all’articolo 1 che riporto integralmente:


Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio. **
L’interruzione volontaria della gravidanza, di cui alla presente legge,
non è mezzo per il controllo delle nascite.* Lo Stato, le regioni e gli enti locali, nell’ambito delle proprie funzioni e competenze, promuovono e sviluppano i servizi socio-sanitari, nonché altre iniziative necessarie per evitare che l’aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite*”.

Il Cda di AIFA è chiamato quindi ad una scelta tutt’altro che semplice che investe molteplici aspetti che vanno ben oltre la semplice autorizzazione all’immissione in commercio di un farmaco qualsiasi.

Fortunatamente nel Cda  siedono persone, come l’Assessore Romano Colozzi (che già il 18 luglio ha impedito che nella seduta di insediamento dell’Aifa si desse il via libera alla RU486 senza uno straccio di documentazione utile e  senza dibattito), che colgono in pieno la reale gravità del problema.