E’ subito divorzio tra Pisapia e la Famiglia


Non ha perso tempo il neo Assessore Majorino: in piena coerenza con la sua delega  plurale “alle famiglie”, ha aperto un tavolo di discussione che porterà al registro comunale  delle coppie di fatto “per fare uscire Milano dalla scantinato dei diritti civili”.

E’ mia intenzione analizzare la cosa fuor di polemica, volutamente tralasciando ogni considerazione sul contesto politico caratterizzato dal patrocinio del Comune di Milano al Gay Pride di domani e alle dichiarazioni senil-filosofiche dl professor Veronesi.

Pur volendo concedere la buona fede al SindacoXbene che alla convegno Acli di qualche settimana fa ha spiegato che il registro “ significa riconoscere una realtà che esiste, non metterla sullo stesso piano con la famiglia costituzionalmente riconosciuta. Io non mi sento di discriminare un figlio che nasce da un’unione di fatto rispetto ad uno nato nel matrimonio”, mi chiedo a cosa possa servire un simile registro se non a costituire un elenco di potenziale fruitori di servizi civici agevolati.

Quindi accesso alle graduatorie degli asili nido, alla case comunali e più in generale a tutti i servizi sociali che il comune di Milano fornisce.

Se è cosi – e non vedo a cosa altro possa servire – non si capisce come sia possibile non mettere sullo stesso piano coppie di fatto e famiglie costituzionalmente garantite o, in altre parole, come sia possibile riconoscere un vantaggio, sia pur relativo, alla famiglie “tradizionali” e allo stesso tempo riconoscere diritti alle coppie di fatto.

Quindi, aldilà delle buone intenzioni del Sindacoxbene, delle quali a questo punto mi sia consentito dubitare, l’attacco alla famiglia laicamente e costituzionalmente riconosciuta, è in pieno svolgimento.

Equiparare – perché di questo si tratta – le coppie di fatto all’istituto del matrimonio civile è una violenza concettuale inaudita e pretestuose sono le ragioni di chi dice di volere tutelare i figli nati fuori dal matrimonio perché il diritto vigente già riconosce ogni tutela legale ai figli naturali.

Il matrimonio come atto pubblico di responsabilità comporta precisi doveri, tra i quali la fedeltà e la convivenza che sono i presupposti di una possibile stabilità affettiva.  I coniugi assumono quindi precisi obblighi davanti alla legge e per questo la Costituzione riserva loro specifici vantaggi mai pienamente riconosciuti fino ad oggi.

Affiancare alla famiglia un papocchio incostituzionale basato intrinsecamente sulla precarietà del rapporto – anche in presenza di figli – vuole dire tradire lo spirito e la lettera della Carta.

Se dunque questo è l’intento, provino a farlo; ne hanno i numeri e il mandato.

Dal SindacoXbene mi aspetterei però un po’’ di onestà intellettuale.