Contro gli ideologi del quorum – libertà di astensione militante


Sui referendum di domenica e lunedì prossimi si sono già spese troppe parole. I partiti si sono mobilitati con prese di posizione chi più nette chi più sfumate, perciò chi doveva farsi un’opinione ha avuto tutti gli strumenti del caso.

Non aggiungerò quindi al rumore di fondo le mie personali argomentazioni.

Mi preme qui solo difendere chi – come il sottoscritto – ha già scelto in scienza e coscienza di non adare a votare, contribuendo attivamente alla mancato raggiungimento del quorum.

Votare è un diritto, non un dovere.

I padri costituenti hanno giustamente previsto l’istituto del referendum popolare come istanza residuale di democrazia diretta, residualità rafforzata dalla presenza di un quorum qualificato (il 50% più uno degli aventi diritto), riconoscendo al parlamento il ruolo centrale di rappresentanza della volontà popolare.

Basta quindi con questo attacco moralistico da parte dei promotori dei quesiti!

Chi non vuole che il quorum sia raggiunto afferma una volontà precisa.

Coloro che invece andranno al mare per disinteresse e non per convizione, andranno iscritti al calcolo dell’eventuale (ma credo purtroppo improbabile)  fallimento dei referendari.

Invece di gridare allo scandalo per l’attentato alla democrazia, si spendano per convicere della bontà delle loro tesi, possibilmente senza tirare in ballo il Governo e slogan vuoti tipi “no alla privatizzazione dell’acqua” che oltre ad essere fuorvianti e palesemente falsi, servono sono a spaventare la gente e a diffondere ignoranza su temi che invece avrebbero bisogno di un pacato e sereno approfondimento da parte della pubblica opinione.

Vada come vada, non mi sentirò certo in colpa.