Da “Ilrevisore.it”: Regionali 2010: sette domande che aspettano risposta

Dal sito: www.ilrevisore.it

“Regionali 2010: sette domande che aspettano risposta

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Il Tribunale Amministrativo Regionale nel tardo pomeriggio di sabato 6 marzo ha, di fatto, confermato la candidatura di Roberto Formigoni alla Presidenza della Regione Lombardia. Ma cosa è realmente accaduto nei giorni precedenti?  Noi ci siamo posti alcune domande ricostruendo i fatti passo dopo passo:*

Il partito radicale ha chiesto l’accesso agli atti ai sensi della legge 241/90 che esclude tassativamente all’articolo 24 comma 3 «Le istanze di accesso preordinate a un controllo generalizzato dell’operato delle pubbliche amministrazioni», come puntualmente riconfermato nelle motivazioni del provvedimento, con il quale l’ufficio elettorale presso la Corte d’Appello di Potenza ha rigettato analoga istanza d’accesso dei Radicali».
La richiesta di accesso agli atti formulata dai Radicali è molto discutibile. Come si spiega l’incredibile celerità con cui essa è stata concessa, per di più per via telefonica e senza alcuna argomentazione di merito?**

La legge elettorale numero 108 del 1968, all’articolo 8 comma 2 e al 10 comma 5, prevede che le decisioni assunte dall’ufficio elettorale regionale possano essere impugnate contro la propria esclusione solo dai rappresentanti delle liste eventualmente escluse, come chiaramente affermato nella deliberazione dell’ufficio elettorale di Potenza che, rigettando l’istanza di accesso agli atti, ha dichiarato: «L’istanza non appare funzionale alla proposizione di ricorso contro l’esclusione della propria lista e l’articolo 10 della legge 108/68 ammette la proposizione di ricorsi esclusivamente nei confronti di provvedimenti di esclusione di liste o candidati e non anche nei confronti di provvedimenti di ammissione di liste o candidati concorrenti».
*Perché è stato autorizzato l’accesso, in difformità dal comportamento della grandissima maggioranza degli uffici elettorali italiani? ***

Il partito radicale ha presentato un esposto, portando all’esclusione della lista Formigoni.
Perché l’ufficio elettorale ha consentito al partito radicale di presentare ricorso non sulla propria esclusione, ma sulla regolarità della documentazione di un’altra lista?**

L’ufficio elettorale regionale alle 12 del 28 febbraio ha certificato di aver esaminato la documentazione del listino Formigoni e, essendo tutto in regola, l’ha ammesso alla consultazione elettorale. La stessa procedura è stata seguita per tutte le liste ammesse.
Dopo l’esposto dei Radicali presentato l’1 marzo, l’ufficio ha ammesso di:
a.    non aver visto la mancanza di timbri su 136 firme
b.    non aver notato la mancanza della data di autentica su 121 firme
c.    non aver rilevato la mancata indicazione del luogo dell’autentica su 229 firme
d.    non aver constatato la mancanza della qualifica dell’autenticante in 28 firme.
Un totale, dunque, di 514 errori. Lo stesso ufficio, il 3 marzo, rispondendo al ricorso presentato dalla lista Formigoni il 2 marzo, oltre che respingerlo,  ha dichiarato di aver fatto un riconteggio, ammettendo di aver commesso un errore di 63 firme, e fissando il numero definitivo di esse in 3.872, evidenziando la non validità per 244, senza spiegarne la motivazione. Riassumendo: rispetto al 28 febbraio in cui l’ufficio ha verificato come regolari 3.935 firme, esso ne annulla 514 l’1 marzo su indicazione dei Radicali e altre 307 il 3 marzo.
Quale articolo della legge elettorale consente questa procedura, dal momento che l’articolo 8 della normativa dichiara che la funzione dell’ufficio in questa fase termina con la dichiarazione di ammissione, che era già stata emessa in data 28 febbraio?**

Alcuni uffici elettorali, fra cui quello centrale circoscrizionale presso il tribunale di Milano, il 4 marzo hanno negato l’accesso agli atti richiesto da liste concorrenti, richiamando (giustamente) la normativa sulla privacy: «Considerato che la documentazione oggetto della richiesta contiene dati sensibili e riservati di soggetti terzi, l’ufficio centrale circoscrizionale del tribunale di Milano, rigetta la richiesta».
Come e da chi è stato fatto un lavoro così approssimativo di verifica delle liste e chi garantisce che anche le liste su cui non ci sono state contestazioni non contengano ugual numero di errori non rilevati?**

I presentatori della lista Formigoni sono stati tenuti all’oscuro dell’autorizzazione concessa ai Radicali di verificare la loro documentazione.
È giusto che l’ufficio elettorale regionale abbia consentito a un partito di vedere o fotocopiare e, quindi, divulgare elenchi contenenti dati sensibili come, ad esempio, recapito e numero di documento di identità oltre che il convincimento politico di migliaia di cittadini, senza il loro consenso né la loro autorizzazione? Tale procedura non configura un reato penale per violazione della privacy come tutelata dal decreto legislativo 196 del 2003?**

L’esposto dei Radicali aveva evidenziato errori analoghi a quelli ipotizzati per il Pdl anche nella lista del Pd. Ci si chiede perché sulle liste del Pd non sia stata fatta la stessa revisione che ha portato all’esclusione del Pdl: le verifiche fatte dai rappresentanti della lista Formigoni hanno invece evidenziato centinaia e centinaia di errori, non rilevati dalla Corte d’Appello.
Perché la verifica delle liste concorrenti è stata autorizzata il 4 marzo al Popolo della libertà solo in presenza dei rappresentanti delle altre tali liste e sotto sorveglianza degli uffici, mentre la verifica della lista del Pdl è stata consentita ai Radicali senza la presenza di testimoni?”**