Non si può che condividere la posizione espressa oggi da Ernesto Galli Della Loggia nel suo articolo sul Corsera. Cosa vuol dire essere antifascisti oggi? Avere fatto la Resistenza? Per ragioni anagrafiche la cosa non potrà mai riguardare la mia generazione. Riconoscersi in uno schema democratico di valori condivisi? Non mi sembra che i contestatori della Moratti ieri siano stati un esempio di partecipazione democratica… Credo sia legittimo sostenere che l’antifascismo non possa esistere come “valore in se”, come una definizione omnicomprensiva di una certa posizione ideologico-politica, ma più correttamente, sia un atteggiamento culturale che rifiuta l’autoritarismo, il pensiero unico, l’atto violento come metodo di confronto politico. Perché la Liberazione possa costituire un momento realmente “fondativo”, occorre che essa “sublimi” in un momento condiviso nella coscienza di tutti, al di là degli steccati ideologici e delle pur legittime rivendicazioni di parte. Il 25 aprile non potrà mai essere “di tutti” se “alcuni” (i soliti) continueranno ad arrogarsi il diritto di rilasciare patenti di democratico.