Compagni al Quirinale?

Dopo la rinuncia da parte del Presidente Ciampi alla possibilità di un secondo mandato, al Quirinale i giochi si riaprono. Consapevole di poter essere smentito dai fatti, ritengo però che la candidatura dell’onorevole D’alema sia tutt’altro che tramontata. Analizziamo i dati. I Democratici di Sinistra sono stati, manuale Cancelli alla mano, i più penalizzati in relazione al loro peso politico. Prima della elezione dei Presidenti dei due rami del Parlamento, l’ipotesi più accreditato dava ai DS otto ministeri di peso e la presidenza di una delle camere. La frenata della corsa di D’alema allo scranno più alto di Montecitorio a favore di un meno presentabile Bertinotti, ha aperto il primo vulnus della quindicesima legislatura. Se sul colle non salisse un DS, quanti ministeri ci vorrebbero per compensare il difetto di visibilità di una Quercia definitivamente tagliata fuori da ogni rappresentanza istituzionale? Sembra impossibile che Prodi possa formare uno straccio di Governo con tali zavorre, che sia credibile. D’alema ha quindi dalla sua validissime ragioni politiche per rivendicare la candidature, un folto numero di parlamentari “di corrente” (le modalità dell’elezione di Bertinotti sono state un chiaro messaggio) e un probabile gradimento da parte di Rifondazione Comunista, D’altro canto non si può negare che le obiezioni di metodo (mancata condivisione del candidato da parte del Centrodestra) e la ricerca di un candito più “democristiano” per riequilibrare al centro la coalizione hanno la loro fondatezza. Alla luce di ciò sembra assai difficile che l’elezioni del nuovo Presidente della Repubblica possa avvenire prima del quarto scrutinio; momento nel quale la maggioranza richiesta si abbassa… … a meno che un candidato out sider dell’ultim’ora, non riesca a riequilibrare al centro questa maggioranza, raccogliendo consensi e convergenze fino ad ora impossibile; ma questa è un’altra storia…