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NCD: un problema di metodo (o dell’amicizia)

Ncd è un colabrodo con enormi contraddizioni e si può tranquillamente affermare che come alternativa alla sinistra funzioni unicamente in Regione Lombardia dove è ancorato saldamente al centrodestra e dove soprattutto costituisce valore aggiunto alla coalizione di governo, entrando nel merito dei provvedimenti di giunta e dando il proprio contributo intellettuale e politico (basti pensare al percorso emendativo della riforma sanitaria). In Lombardia sono migliori? Non mi spingerei ad un giudizio così perentorio, anche perché, lavorando per la struttura tecnica di supporto legislativo al Gruppo, peccherei di presunzione. In Lombardia però, forse come retaggio di un sistema politico che risale al periodo formigoniano, esiste un metodo di lavoro che i consiglieri hanno sempre adottato ed è che le scelte si fanno insieme. Si può dire tranquillamente che l‘unica cifra distintiva di NCD è appunto questo metodo e nulla più. Certo ci sono fibrillazioni e divergenze ma è chiaro a tutti che questa zattera è anche l’unico mezzo possibile per tentare la traversata.
La decisione solitaria del mio amico Massimiliano Salini , prima che sbagliata tatticamente (ce lo dirà la cronaca dei prossimi giorni) è innanzitutto una ferita inferta a questo metodo.
Il mio giudizio di merito è solo logica conseguenza.

Centrodestra, primum vivere…

Lo hanno già scritto in molti ma forse non tutti lo hanno colto nella sua reale portata: non sono i singoli partiti che compongono la (sempre più piccola) galassia del Centrodestra italiano ad avere perso in varia misura le elezioni.
E’ il centrodestra come offerta politica nel suo insieme e più in generale il bipolarismo che pare avere imboccato il viale del tramonto.

Non si può e non si deve dare la colpa all’eccessivo frazionamento partitico. Solo pochi anni fa lo schieramento moderato contava almeno tre partiti neo DC, uno di destra sociale e una di destra liberale più tutte le liste satellite di Forza Italia e la Lega Nord eppure riusciva ad essere sintesi del blocco moderato che in esso trovava piena rappresentanza.
Oggi si è rotto il giocattolo. Bisogna avere il coraggio di prenderne atto.
Con un Partito Democratico – che molti stentano a definire ancora di sinistra –  sopra il 40% che pare destinato a sostituire la peggiore Balena Bianca degli anni ’80 come partito – stato,  e dall’altra il M5S di Grillo a costituire di fatto il duopolio del mercato politico, che spazio rimane per un prodotto targato centrodestra?
Prima ancora occorre analizzare quale sia stata l’offerta che i partiti a vario titolo eredi del PDL e della Casa delle Libertà hanno proposto in queste elezioni. FI, privata del leader storico ha lanciato uno slogan francamente incomprensibile, ondeggiando tra euroscetticismo ed adesione al PPE dove milita anche la Merkel; la Lega – forse l’unica vincitrice – arroccata ferocemente su posizioni anti euro insieme a Fratelli d’Italia e Nuovo Centrodestra, unica forza europeista, che non ha saputo convincere gli elettori di poter rappresentare il motore del rinnovamento liberale dello schieramento, in questo pesando a mio giudizio in maniera decisiva il sostegno al Governo Renzi.
Per l’NCD in particolare il problema è ancora più evidente. Esiste una oggettiva impossibilità a riavvicinarsi a FI e Lega stanti le attuali posizioni e si sta condannando alla marginalità politica, continuando a sostenere il PD in un governo ben diverso da quello di emergenza nazionale presieduto da Letta per il quale l’NCD stesso aveva consumato la scissione.
Eppure io credo che pur essendo carente l’offerta, la domanda di centrodestra esista ancora. La rivoluzione liberale, la difesa della vita, della libera impresa, della scuola paritaria non hanno trovato casa presso il PD.
Ci sono però tre condizioni:
1- Chiarezza ideale: non si può essere liberali e socialisti a giorni alterni. Facciamocene una ragione.
2- Coerenza operativa: non si può cancellare l’ICI sulla prima casa e poi inventarsi l’IMU…
3- Nuova leadership: c’è posto per tutti ma basta coi dinosauri.
Ne parleremo, spero, nella prossima Assemblea Nazionale di NCD.

Considerazioni dopo il congresso NCD

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Di ritorno da Roma provo a tracciare il bilancio di questo mia partecipazione al congresso fondativo del Nuovo Centrodestra.

La premessa necessaria è che si è trattato di un congresso VERO. Sicuramente celebrativo, come si conviene per un battesimo pubblico, ma soprattutto un congresso dove è stato possibile discutere, confrontarsi, valutare e soprattutto votare.

Ho cercato di rispettare il mandato ricevuto dal mio circolo e sono stato coprotagonista di un accesissimo dibattito in commissione sul futuro ruolo dei circoli, sulla democrazia interna e sulla catena di comando.

E come in ogni congresso che sia degno di questo nome, su alcuni temi ho vinto, su altri ho mediato e su altri ancora ho perso sonoramente.

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Nello statuto di NCD il ruolo centrale dei circoli è stato riconosciuto e valorizzato. I circoli sono la cellula base del partito,  il motore “dal basso” delle scelte politiche.  Chi vorrà partecipare attivamente alla vita del partito e avere la possibilità di eleggerne gli organi o di essere eletto,  dovrà aderire ad un circolo o fondarne uno nuovo.

Il tema delle primarie è stato inserito nello statuto come modalità di selezione dei candidati ma si è rimandata ad un regolamento attuativo da emanarsi in un secondo momento la puntuale declinazione di tale principio.

Controverso invece è stato il tema degli organi di comando del partito. In commissione abbiamo a lungo dibattuto sulla opportunità di prevedere un ufficio di presidenza quale organo consultivo del presidente stesso che fosse pariteticamente composto da cinque membri nominati dal presidente e da cinque eletti dalla Direzione nazionale a garanzia di un certo pluralismo nelle decisioni. Su questo tema abbiamo a fatica trovato una mediazione messa ai voti e approvata in commissione ancorché con una maggioranza risicata, contestata dal presidente della commissione in maniera così forte da farmi decidere di abbandonare i lavori.

L’emendamento da me a fatica ripresentato in plenaria (non finirò mai di ringraziare i tantissimi amici che mi hanno aiutato a trovare le cinquanta firme necessarie allo scopo; ragazzi siete stati fantastici!) è stato poi respinto dall’assemblea, complice anche la legittima presa di posizione in senso contrario dell’onorevole Cicchitto. (qui, se avete voglia, il video delle votazioni sullo statuto. Dal minuto 24).

In conclusione, mentre attendiamo di conoscere i nomi degli eletti all’Assemblea nazionale (dove spero di potermi prendere una piccola rivincita…), non posso che riconoscere come il Nuovo Centrodestra sia partito con il piede giusto; ha dato finalmente una piccola ma confortevole casa al dibattito e al confronto delle idee nello schieramento moderato e questa è sinceramente la più  grande vittoria che io possa ottenere.

Cosa vado a fare al congresso NCD?

Dunque ci siamo.

L’ 11, 12 e 13 Aprile  prossimi si  terrà a Roma l’Assemblea Costituente del Nuovo Centrodestra con la quale si definirà lo statuto del partito, il posizionamento politico e saranno elette le strutture di vertice.

Ho intenzione di esercitare la mia funzione di delegato in maniera piena e libera, riservandomi il diritto anche di votare in contrasto con la maggioranza se lo riterrò opportuno.

Le linee guida sulle quali vorrei informare la mia partecipazione sono:
1- DEMOCRAZIA INTERNA: Il partito dovrà avere una struttura leggerissima. Gli organi locali del movimento dovranno essere eletti dagli iscritti. Ove materialmente possibile, per le candidature alle elezioni di qualsiasi ordine e grado, dovranno essere organizzate elezioni primarie per facilitare la più ampia partecipazione alle scelte e favorire la vicinanza del tra territorio ed eletti.
2- POSIZIONAMENTO POLITICO: Il Nuovo Centrodestra è un partito alternativo alla sinistra. La contingenza ha voluto che ci trovassimo a governare con il PD ma ciò ha esclusivamente valore occasionale. L’alveo del centrodestra moderato deve rimanere l’orizzonte di manovra.
3- POSIZIONAMENTO EUROPEO: NCD si colloca nel solco del popolarismo. In occasione delle elezioni per il rinnovo del parlamento europeo il partito dovrà cercare la più ampia convergenza coi partiti che si riconoscono nel PPE con particolare riferimento ai Popolari per l’Italia di Mauro e all’Unione di Centro. Una corsa in solitaria sarebbe sbagliata politicamente e suicida elettoralmente.
4- FACCIAMO LA RIVOLUZIONE LIBERALE: Per oltre vent’anni abbiamo atteso che i vecchi partiti riducessero il peso della tassazione (a cominciare da quella sul lavoro), tagliassero gli sprechi della pubblica amministrazione e rendessero concretamente efficace il principio di sussidiarietà, lasciando alla libertà dei singoli e delle associazioni la possibilità da dare risposte autonome ai loro bisogni. E’ tempo che ciò avvenga, senza ulteriore indugio, con particolare riferimento alla parità scolastica e alla libertà di impresa.
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E’ nato il primo Circolo del Nuovo CentroDestra a Milano

In data 26 Gennaio il Comitato Nazionale del Nuovo CentroDestra ha convalidato la nascita del Circolo “Milano Zona 6 – Lorenteggio”, del quale sono Presidente pro tempore.
Si tratta del primo circolo ufficialmente costituito a Milano al quale ben presto se ne affiancheranno molti altri anche nella nostra zona.
Sono rimasto impressionato dall’entusiasmo con il quale tantissimi stanno aderendo alla nostra proposta; in questo primo giro di iscrizioni si sono associati giovani, imprenditori, professionisti, impiegati, insegnanti, pensionati e casalinghe.
Nonostante il perdurare di un clima caratterizzato da una diffidenza grande verso la politica – quando non direttamente da una manifesta ostilità – c’è ancora molta voglia di partecipare alla vita pubblica e al dibattito politico e il Nuovo CentroDestra costituisce il tentativo concreto di costituzione dal basso di un soggetto capace di proporre risposte concrete ai bisogni dei cittadini, recuperando quello spirito di libera iniziativa che ha sempre costituito il cuore autentico del centrodestra italiano.

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