Sarà una “buona scuola”?

Temo proprio di no.

Leggo un po’ ovunque molta soddisfazione per la consultazione promossa dal Governo per presentare il progetto di riforma del sistema scolastico italiano.

Il sito della consultazione pubblica

Il cuore della riforma però si riduce al tentativo di porre fine al precariato sistemico del personale non di ruolo, intento questo di per se stesso lodevole ma che non tocca minimamente i due problemi strutturali del sistema: la mancanza assoluta di una vera autonomia scolastica e la differenziazione dei canali di reclutamento nel sistema.
Inoltre, cosa a mio giudizio ben più grave, nel documento non vi è il minimo accenno alla parità scolastica, in questo dimostrando che la sinistra italiana resta legata culturalmente a pregiudizi medievali sulla libertà di educazione.
Se è vero che in Italia il sistema nazionale di istruzione è costituito da scuole statali e scuole paritarie (legge Berlinguer), che rappresentano il 24% delle scuole italiane e accolgono il 12% della popolazione scolastica, una riforma degna di questo nome deve affrontare e risolvere anche il tema dello scandaloso definanziamento del fondo per le paritarie ridotto a poco più di 200 milioni di euro l’anno (cioè a malapena l’1% dei fondi complessivamente stanziati per il comparto scuola).
Proviamo a stare alla realtà e cogliere comunque l’opportunità offerta dalla stabilizzazione dei precari: perché non prevedere che tutto il personale scolastico delle scuole statali e paritarie venga fornito e stipendiato dallo Stato attraverso un concorso unico e, parallelamente sul lato dell’autonomia, riconoscere alle scuole statali la libertà di scegliere gli insegnanti e di modulare la propria struttura amministrativa in coerenza con il proprio piano di offerta formativa?
Ciò avrebbe almeno quatto effetti positivi:
  1.  superamento del sistema di finanziamento alla scuole paritarie;
  2. superamento delle polemiche sulla mancata abilitazione degli insegnanti che a questo punto dovrebbero TUTTI essere abilitati attraverso forme concorsuali;
  3. drastica riduzione delle rette delle paritarie: essendo sgravate dal costo del personale docente, le scuole paritarie potrebbero girare il risparmio alle famiglie;
  4. aumento della libertà di scelta da parte delle famiglie, non più discriminate dalla questione economica.
Il discorso potrebbe essere ulteriormente esteso, includendo il tema dei costi standard e l’apertura alla sperimentazione di forme di gestione più moderne, ovunque nel mondo già consolidate, penso ad esempio allo modello delle Charter School americane.
I segnali che vengano dal Governo però vanno in tutt’altro direzione. E’ di sabato scorso la notizia che il decreto “sblocca Italia” mette concretamente in serio pericolo l’erogazione dei fondi 2014 per le scuole paritarie e con loro anche i fondi per le borse di studio, per l’integrazione dei disabili e per l’erogazione gratuita dei libri di testo alle famiglie meno abbienti.
A causa dell’articolo 42, le Regioni dovranno farsi carico della quota di finanziamento nel “rispetto dei vincoli del patto di stabilità interno”
Questo in parole povere significa “tagli”.
Con buona pace di tutti i riformisti.

Ncd: nuova segreteria per Milano, “citta’ tradita da Pisapia”

Il Coordinamento cittadino di NCD

Ncd: nuova segreteria per Milano, “citta’ tradita da Pisapia” (3)

(AGI) – Milano, 28 lug. – “Milano riparta dai milanesi, che dovranno tornare ad essere i protagonisti delle scelte e delle politiche della loro citta'”, ha affermato, dal canto suo, Massimiliano Bombonati, 37 anni, nominato vice coordinatore cittadino di Ncd con delega alla formazione e diffusione sul territorio. “I nostri circoli costituiscono la base di una nuova grande stagione per Milano – ha aggiunto Bombonati -: saranno le antenne della societa’ civile, il luogo dove tornare ad ascoltare la gente e promuovere azioni concrete per il territorio in stretta relazione con le istituzioni locali e in special modo con i Consigli di zona, le realta’ piu’ vicine alla gente. Il mio impegno in questa direzione sara’ totale e incondizionato”. (AGI) Red/Fed

NCD: una scelta coraggiosa

NCD‬ è una scelta coraggiosa e avara di consensi:  è difficile sostenere le scelte di responsabilità che abbiamo dovuto prendere. Ma se guardo indietro all’esperienza di questi mesi, vedo con chiarezza il valore aggiunto della nostra presenza e delle nostre posizioni: penso alla difesa della vita nascente tutelata dai fondi Nasko e Cresco in Regione Lombardia, al sostegno alle autonomie funzionali rappresentate dalle Camere di commercio che una riforma populista e frettolosa vuole cancellare, alla chiara scelta europeista contro la demagogia dei “No Euro”, alla proposta della Flat Tax per un fisco più equo e al Fattore Famiglia come prospettiva di aiuto concreto per quei baluardi dell’assistenza pubblica che sono le famiglie naturali… tutte posizioni che hanno pagato poco forse in termini di consensi immediati ma che in prospettiva stanno gettando le basi culturali e politiche sulle quali riaggregare il voto dei moderati in Italia. Fare la cosa giusta con l’ottimismo della volontà e (forse) il pessimismo della ragione. Questo è il Nuovo Centrodestra.

Centrodestra, primum vivere…

Lo hanno già scritto in molti ma forse non tutti lo hanno colto nella sua reale portata: non sono i singoli partiti che compongono la (sempre più piccola) galassia del Centrodestra italiano ad avere perso in varia misura le elezioni.
E’ il centrodestra come offerta politica nel suo insieme e più in generale il bipolarismo che pare avere imboccato il viale del tramonto.

Non si può e non si deve dare la colpa all’eccessivo frazionamento partitico. Solo pochi anni fa lo schieramento moderato contava almeno tre partiti neo DC, uno di destra sociale e una di destra liberale più tutte le liste satellite di Forza Italia e la Lega Nord eppure riusciva ad essere sintesi del blocco moderato che in esso trovava piena rappresentanza.
Oggi si è rotto il giocattolo. Bisogna avere il coraggio di prenderne atto.
Con un Partito Democratico – che molti stentano a definire ancora di sinistra –  sopra il 40% che pare destinato a sostituire la peggiore Balena Bianca degli anni ’80 come partito – stato,  e dall’altra il M5S di Grillo a costituire di fatto il duopolio del mercato politico, che spazio rimane per un prodotto targato centrodestra?
Prima ancora occorre analizzare quale sia stata l’offerta che i partiti a vario titolo eredi del PDL e della Casa delle Libertà hanno proposto in queste elezioni. FI, privata del leader storico ha lanciato uno slogan francamente incomprensibile, ondeggiando tra euroscetticismo ed adesione al PPE dove milita anche la Merkel; la Lega – forse l’unica vincitrice – arroccata ferocemente su posizioni anti euro insieme a Fratelli d’Italia e Nuovo Centrodestra, unica forza europeista, che non ha saputo convincere gli elettori di poter rappresentare il motore del rinnovamento liberale dello schieramento, in questo pesando a mio giudizio in maniera decisiva il sostegno al Governo Renzi.
Per l’NCD in particolare il problema è ancora più evidente. Esiste una oggettiva impossibilità a riavvicinarsi a FI e Lega stanti le attuali posizioni e si sta condannando alla marginalità politica, continuando a sostenere il PD in un governo ben diverso da quello di emergenza nazionale presieduto da Letta per il quale l’NCD stesso aveva consumato la scissione.
Eppure io credo che pur essendo carente l’offerta, la domanda di centrodestra esista ancora. La rivoluzione liberale, la difesa della vita, della libera impresa, della scuola paritaria non hanno trovato casa presso il PD.
Ci sono però tre condizioni:
1- Chiarezza ideale: non si può essere liberali e socialisti a giorni alterni. Facciamocene una ragione.
2- Coerenza operativa: non si può cancellare l’ICI sulla prima casa e poi inventarsi l’IMU…
3- Nuova leadership: c’è posto per tutti ma basta coi dinosauri.
Ne parleremo, spero, nella prossima Assemblea Nazionale di NCD.

Considerazioni dopo il congresso NCD

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Di ritorno da Roma provo a tracciare il bilancio di questo mia partecipazione al congresso fondativo del Nuovo Centrodestra.

La premessa necessaria è che si è trattato di un congresso VERO. Sicuramente celebrativo, come si conviene per un battesimo pubblico, ma soprattutto un congresso dove è stato possibile discutere, confrontarsi, valutare e soprattutto votare.

Ho cercato di rispettare il mandato ricevuto dal mio circolo e sono stato coprotagonista di un accesissimo dibattito in commissione sul futuro ruolo dei circoli, sulla democrazia interna e sulla catena di comando.

E come in ogni congresso che sia degno di questo nome, su alcuni temi ho vinto, su altri ho mediato e su altri ancora ho perso sonoramente.

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Nello statuto di NCD il ruolo centrale dei circoli è stato riconosciuto e valorizzato. I circoli sono la cellula base del partito,  il motore “dal basso” delle scelte politiche.  Chi vorrà partecipare attivamente alla vita del partito e avere la possibilità di eleggerne gli organi o di essere eletto,  dovrà aderire ad un circolo o fondarne uno nuovo.

Il tema delle primarie è stato inserito nello statuto come modalità di selezione dei candidati ma si è rimandata ad un regolamento attuativo da emanarsi in un secondo momento la puntuale declinazione di tale principio.

Controverso invece è stato il tema degli organi di comando del partito. In commissione abbiamo a lungo dibattuto sulla opportunità di prevedere un ufficio di presidenza quale organo consultivo del presidente stesso che fosse pariteticamente composto da cinque membri nominati dal presidente e da cinque eletti dalla Direzione nazionale a garanzia di un certo pluralismo nelle decisioni. Su questo tema abbiamo a fatica trovato una mediazione messa ai voti e approvata in commissione ancorché con una maggioranza risicata, contestata dal presidente della commissione in maniera così forte da farmi decidere di abbandonare i lavori.

L’emendamento da me a fatica ripresentato in plenaria (non finirò mai di ringraziare i tantissimi amici che mi hanno aiutato a trovare le cinquanta firme necessarie allo scopo; ragazzi siete stati fantastici!) è stato poi respinto dall’assemblea, complice anche la legittima presa di posizione in senso contrario dell’onorevole Cicchitto. (qui, se avete voglia, il video delle votazioni sullo statuto. Dal minuto 24).

In conclusione, mentre attendiamo di conoscere i nomi degli eletti all’Assemblea nazionale (dove spero di potermi prendere una piccola rivincita…), non posso che riconoscere come il Nuovo Centrodestra sia partito con il piede giusto; ha dato finalmente una piccola ma confortevole casa al dibattito e al confronto delle idee nello schieramento moderato e questa è sinceramente la più  grande vittoria che io possa ottenere.