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4 Marzo 2018 – Perchè torno in pista

Non vi annoierò con mirabolanti dichiarazioni su quanto siano alti e universali i valori a cui mi ispiro.

Non sprecherò il vostro tempo prezioso nel cercare di convincervi di quanto sia importante mettere al centro dell’azione politica la Persona, coi suoi desideri e i suoi bisogni.

Resisterò anche alla tentazione di spiegare perché “ad uno Stato accentratore tendente a limitare e regolare ogni potere organico e ogni attività civica ed individuale”, preferisco “uno Stato veramente popolare, che riconosca i limiti della sua attività, che rispetti i nuclei e gli organismi naturali che rispetti la personalità individuale e incoraggi le iniziative private”.

Vi dirò solo che mi candido al Senato nel collegio 4 Lombardia con la lista “Noi con l’Italia – UDC” per dare il mio contributo, insieme a tanti amici che ci hanno voluto mettere la faccia, perché l’affermazione ‘più società e meno Stato’ non rimanga una bella idea o uno slogan elettorale ma possa camminare sulle gambe di uomini e donne liberi e forti.

NCD: un problema di metodo (o dell’amicizia)

Ncd è un colabrodo con enormi contraddizioni e si può tranquillamente affermare che come alternativa alla sinistra funzioni unicamente in Regione Lombardia dove è ancorato saldamente al centrodestra e dove soprattutto costituisce valore aggiunto alla coalizione di governo, entrando nel merito dei provvedimenti di giunta e dando il proprio contributo intellettuale e politico (basti pensare al percorso emendativo della riforma sanitaria). In Lombardia sono migliori? Non mi spingerei ad un giudizio così perentorio, anche perché, lavorando per la struttura tecnica di supporto legislativo al Gruppo, peccherei di presunzione. In Lombardia però, forse come retaggio di un sistema politico che risale al periodo formigoniano, esiste un metodo di lavoro che i consiglieri hanno sempre adottato ed è che le scelte si fanno insieme. Si può dire tranquillamente che l‘unica cifra distintiva di NCD è appunto questo metodo e nulla più. Certo ci sono fibrillazioni e divergenze ma è chiaro a tutti che questa zattera è anche l’unico mezzo possibile per tentare la traversata.
La decisione solitaria del mio amico Massimiliano Salini , prima che sbagliata tatticamente (ce lo dirà la cronaca dei prossimi giorni) è innanzitutto una ferita inferta a questo metodo.
Il mio giudizio di merito è solo logica conseguenza.

Precisazione dei vice coordinatori del Nuovo Centrodestra di Milano Massimiliano Bombonati e Federico Illuzzi in merito alle affermazioni di Nicolò Mardegan

“Il coordinamento del Nuovo Centrodestra di Milano è rimasto saldamente al suo posto e continua a lavorare per costruire, insieme ai milanesi, un progetto serio e credibile per il futuro della citta’. Non c’è stata alcuna fuga da Ncd, come invece vuole fare intendere Mardegan, perché tutte le persone citate che avrebbero lasciato in coordinamento, salvo poche eccezioni non ricoprivano alcuna carica, in certi casi non erano nemmeno iscritti al partito. Chi ha fatto scelte diverse, decidendo di dividere il suo percorso da quello di Ncd, persegua la sua strada e i suoi obiettivi senza per questo svilire il progetto e l’entusiasmo di chi invece vuole continuare nel Nuovo Centrodestra. insieme ai circoli, alle forze sociali e produttive della città, alle famiglie, lavoreremo per costruire una alternativa seria al pre pensionato Pisapia e alla sinistra. E lo faremo con assoluta determinazione, ben lontane da logiche di convenienza politica e partitica”

Per Renzi la parità scolastica vale meno di 80 euro all’anno

La montagna ha partorito il solito topolino. Peggio ancora, la ridicola detrazione fiscale prevista dal DDL sulla “Buona Scuola” di Renzi rischia di mettere la parola fine ad ogni futuro discorso sulla parità tra scuole statali e non statali.

Dal testo si evince chiaramente che quella che fu annunciata pomposamente come una detrazione fiscale di 4000 euro per chi iscrive i propri figli alle scuole paritarie si è ridotta ad una defiscalizzazione del 19% (meno di 80 euro…)  sulle spese sostenute per la scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione, senza peraltro distinguere tra private e statali.

Sinceramente appaiono prive di ogni fondamento le prese di posizioni trionfali da parte di coloro che sostengono  si tratti comunque di una conquista anche solo il semplice inserimento nella normativa del principio. Lo sarebbe stata se il principio fosse stato fissato in costituzione e non relegato ad un emendamento al  DPR del 1986 sulle detrazioni fiscali delle quali – è bene ricordarlo – sono da anni oggetto di studi  e proposte per la loro sistematica riduzione.

Non posso che ringraziare il sottosegretario all’istruzione Gabriele Toccafondi per gli sforzi compiuti e per aver sinceramente cercato di portare a casa un risultato che,  sono convinto,  fosse ben più significativo.

Purtroppo – occorre dirlo con chiarezza –  questa è la prova del fatto che per realizzare una effettiva parità scolastica occorre il ministero dell’economia, non certo quello dell’istruzione.

 

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